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PAROLA DI VITA

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PAROLA DI VITA

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«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Nell'Antico Testamento il fuoco simbolizza la Parola di Dio pronunciata dal profeta. Ma anche il giudizio divino che purifica il suo popolo, passando in mezzo ad esso. Così è la Parola di Gesù: essa costruisce, ma contemporaneamente distrugge ciò che non ha consistenza, ciò che deve cadere, ciò che è vanità e lascia in piedi solo la verità. Giovanni Battista aveva detto di lui: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Cfr Lc 3,16), preannunciando il battesimo cristiano inaugurato il giorno di Pentecoste con l'effusione dello Spirito Santo e l'apparizione delle lingue di fuoco (Cfr At 2,3). Dunque è questa la missione di Gesù: gettare il fuoco sulla terra, portare lo Spirito Santo con la sua forza rinnovatrice e purificatrice. «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» Gesù ci dona lo Spirito. Ma in che modo lo Spirito Santo agisce? Lo fa diffondendo in noi l'amore. Quell'amore che noi, per suo desiderio, dobbiamo mantener acceso nei nostri cuori. E com'è questo amore? Non è terreno, limitato; è amore evangelico. E' universale come quello del Padre celeste che manda pioggia e sole su tutti, sui buoni e sui cattivi, inclusi i nemici. E' un amore che non attende nulla dagli altri, ma ha sempre l'iniziativa, ama per primo. E' un amore che si fa uno con ogni persona: soffre con lei, gode con lei, si preoccupa con lei, spera con lei. E lo fa, se occorre, concretamente, a fatti. Un amore quindi non semplicemente sentimentale, non di sole parole. Un amore per il quale si ama Cristo nel fratello e nella sorella, ricordando quel suo: “L'avete fatto a me” (Cfr Mt 25,40). E' un amore ancora che tende alla reciprocità, a realizzare, con gli altri, l'amore reciproco. E' quest'amore che, essendo espressione visibile, concreta della nostra vita evangelica, sottolinea e avvalora la parola che poi potremo e dovremo offrire per evangelizzare. «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» L'amore è come un fuoco, l'importante è che rimanga acceso. E, perché ciò sia, occorre bruciare sempre qualcosa. Anzitutto il nostro io egoista, e lo si fa perché, amando, si è tutti protesi verso l'altro: o Dio, compiendo la sua volontà, o il prossimo, aiutandolo. Un fuoco acceso, anche piccolo, se alimentato, può divenire un grande incendio. Quell'incendio di amore, di pace, di fraternità universale che Gesù ha portato sulla terra. Chiara Lubich (Pubblicata in Città Nuova, 2001/14, p.37.)

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lunedì 25 gennaio 2010

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2010: ottavo giorno con sorpresa finale...


Ciao a tutti,

siamo arrivati all'ultimo nostro appuntamento di questa serie... sperando vi sia stata utile:


OTTAVO GIORNO
“Testimoniare nell’ospitalità”
“Avete qualcosa da mangiare?” (Lc 24, 41)

Genesi 18, 1-8 Poi vi darò qualcosa da mangiare
Salmo 146(145), 1-10 Difende la causa dei perseguitati [...] dà il pane agli affamati
Romani 14, 17-19 Cerchiamo quindi ciò che contribuisce alla pace e all’aiuto reciproco
Luca 24, 41-48 Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia


Commento:

La comunicazione elettronica ci ha reso, oggi, vicini, in un pianeta piccolo e sovraffollato.
Come ai tempi dell’evangelista Luca, anche oggi molti individui e comunità hanno dovuto lasciare le proprie case, viaggiando e girovagando in territori stranieri. Fedeli appartenenti alle grandi religioni del mondo hanno portato con sé nuovi credo e nuove culture nelle nostre comunità.

Durante la Settimana di preghiera, riconosciamo l’ospitalità e la compagnia di cristiani di tutte le chiese, nel nostro comune cammino verso l’unità. Dio stesso ci invita a offrire e a ricevere l’ospitalità dello straniero che ci è divenuto prossimo. Certamente, se non riusciamo a vedere Cristo nel prossimo, non lo riusciamo a vedere affatto.

La storia della Genesi narra di come Abramo abbia accolto Dio aprendogli la propria casa e offrendo ospitalità allo straniero. Il Dio di tutta la creazione è nel prigioniero, nel cieco, nello straniero. Il salmo odierno è un’offerta di lode a Dio per la sua fedeltà senza fine e per tutto ciò che Egli ha compiuto per noi. La lettera ai Romani ci ricorda che il regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Il Cristo risorto raduna i discepoli insieme, mangia con loro, ed essi lo riconoscono nuovamente. Egli rammenta loro ciò che le Scritture hanno detto su di lui e spiega loro ciò che non avevano compreso prima. Poi, Egli li libera dai loro dubbi e dalle loro paure, e li invia perché divengano testimoni di tutto ciò. Nel creare questo spazio di incontro, Egli li rende capaci di ricevere la sua pace, che implica la giustizia verso gli oppressi, la cura degli affamati e il reciproco sostegno, quali doni del nuovo mondo di resurrezione. I cristiani, nella storia, hanno trovato il Cristo risorto ogni volta che hanno servito e sono stati serviti da persone di fede diversa, ed anche noi possiamo incontrare Cristo quando condividiamo la nostra vita e i nostri doni.


Preghiera:
O Dio di amore,
Tu ci hai mostrato la tua ospitalità in Cristo.
Riconosciamo che nella condivisione dei doni,
noi ti incontriamo.
Donaci la grazia di diventare una sola cosa nel nostro cammino insieme
e di riconoscere te nel nostro prossimo.
Fa’ che, quando accogliamo lo straniero nel tuo nome,
diveniamo testimoni della tua ospitalità e della tua giustizia. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. In quale misura il paese in cui vivi è ospitale verso lo straniero?
2. In quale modo uno straniero può trovare ospitalità e uno spazio per vivere, nel tuo contesto?
3. In quale modo puoi mostrare gratitudine verso coloro che ti hanno mostrato ospitalità rendendosi disponibili?
4. In quale modo la croce ci mostra che l’ospitalità di Dio è un’ospitalità vissuta nella donazione totale di sé?

E ora, una sorpresa a conclusione di questa splendida settimana: vi lascio un intervento di Chiara Lubich sulla comunione tra le Chiese, tenuto in una partecipata celebrazione ecumenica alla Chiesa di S. Anna ad Augsburg nel 1998 ma ancora molto attuale! Gustatevelo, è da assaporare parola per parola.


Ciao, buona giornata. A presto.

Giò

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